da Repubblica 5-10-2009

Happy
Ilaria: "Io, una farabutta con la schiena dritta"
La D'Amico parla della gravidanza che fa vedere tutto sotto un'altra luce, delle due "realtà meravigliose" di SKY e LA7, del rapporto professione-bellezza

di SILVIA FUMAROLA

ROMA - "Se continuano questi tempi bui faccio figli per i prossimi cinque anni. Parlerei solo della gravidanza, mi è passata anche l'ansia. Quando qualcuno mi dice: "Ilaria, c'è un problema...", sorrido: "Si risolve"". Bellezza perentoria, battuta pronta, Ilaria D'Amico torna su La7 con "Exit" (slogan: "I panni sporchi non si lavano in famiglia") da mercoledì occupandosi della tragedia di Messina.

Ilaria, si sente una "farabutta"?
"Una farabutta con la schiena dritta, ma vivo due realtà meravigliose, La7 e Sky, mi hanno sempre consentito di fare quello che volevo. Sono privilegiata ma il clima di paura c'è, e la cosa grave è che questo clima procura l'autocensura".

Ha visto la D'Addario?
"Certo. La puntata di Michele Santoro, che è bravissimo, aveva un contenuto giornalistico enorme. Peccato che la pressione fosse talmente forte che ciascuno degli attori non ha dato quello che poteva dare, c'era una strana par condicio. Ho avuto un moto di tenerezza per la D'Addario, una donna con pochi strumenti che ha poggiato tutto sul corpo; non la vedo una fredda architetta".

C'è un problema culturale in Italia?
"In altri paesi dove c'è un bigottismo coerente - gli Usa, la Francia - un caso D'Addario farebbe cadere qualsiasi governo. Non approvo il bigottismo, ma c'è la coerenza di calare la maschera quando vengono calate le brache. Da noi trionfa il maschio italico. E non si sottolinea la cosa più agghiacciante, che alla favorita del politico non viene più offerto l'appartamento ma una candidatura, che però è sulle nostre spalle".
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da Corriere della sera 24-4-2009

Happy
Cari lettori: «Questo è il mio testamento biologico»
Il professor Umberto Veronesi rende pubbliche le volontà che depositerà presso un notaio

Ho scritto di mio pugno il mio testamento biologico un anno fa per tre motivi: le mie note convinzioni sulla libertà di disporre della propria vita, l’amore profondo per i miei familiari, che non voglio siano mai straziati dal dubbio sul che fare della mia esistenza, e la fiducia e il rispetto per i medici che si prenderanno cura di me. So infatti, per esperienza personale, che per un medico oggi è fondamentale conoscere le decisioni del paziente, per poter curare in base alla concezione moderna della medicina, non più paternalistica ma condivisa, e per poter applicare il codice deontologico, che indica molto chiaramente come la volontà del malato vada sempre rispettata. Il medico oggi è un custode non solo della salute, ma anche dei diritti del malato; un depositario, quindi, prima di tutto, di alti doveri morali. Per questo sono convinto che, anche se verrà approvata questa legge che calpesta e nega la volontà della persona, i medici italiani non la applicheranno e resteranno invece fedeli al rapporto con il loro malato, la cosiddetta alleanza terapeutica. Faccio un appello a tutti i cittadini che, come me, rifiutano la vita artificiale, perché scrivano il loro testamento biologico, essendo fiduciosi nella protezione dei loro diritti da parte dei medici e della Costituzione italiana, che stabilisce per legge la libertà e il diritto di rifiutare le cure. Ecco il mio.

«Io sottoscritto Umberto Veronesi, nato a Milano il 28 novembre 1925, nel pieno delle mie facoltà mentali e in totale libertà di scelta, dispongo quanto segue: in caso di malattia o lesione traumatica cerebrale irreversibile e invalidante chiedo di non essere sottoposto ad alcun trattamento terapeutico o di sostegno (nutrizione e idratazione). Nomino mio rappresentante fiduciario mio figlio Paolo Veronesi. Queste mie volontà dovranno essere assolutamente rispettate dai medici che si prenderanno cura di me. Una copia di queste mie volontà saranno depositate presso lo studio del notaio …, Milano».

Umberto Veronesi 22 aprile 2009 (ultima modifica: 24 aprile 2009)

da Repubblica 2-4-2009

Happy
La gioia di Antonia dopo la sentenza della Corte Costituzionale
Dal suo caso è partito l'iter: "Avevamo pronta la valigia per l'estero"
"La mia battaglia non è stata vana finalmente potrò avere un figlio"


FIRENZE - "È stata una battaglia lunga e difficile ma adesso molte coppie nelle nostre condizioni hanno una speranza in più di fare un figlio senza andare all'estero. Noi avevamo la valigia pronta". Antonia ha una grave malattia ereditaria delle ossa, la esostosi. Vive a Milano e fa l'impiegata, il suo compagno ha un lavoro precario. Eccola la coppia di trentenni che ha scardinato la legge 40 sulla fecondazione assistita. Sono stati un loro ricorso al Tribunale civile di Firenze a permettere la diagnosi preimpianto alla fine del 2007, ed è partito sempre da una iniziativa loro, e di un'altra coppia, il percorso che ha portato alle decisione della Corte Costituzionale. Li ha seguiti l'avvocato Gianni Baldini, che ieri parlava di "un bel giorno per tutti quelli che hanno combattuto una battaglia di libertà".

Signora Antonia, con che stato d'animo avete atteso la decisione della Suprema Corte?
"Con grande ansia. Tra l'altro appena due settimane fa abbiamo fatto un trattamento di procreazione medicalmente assistita che non ha avuto esito positivo al centro Demetra di Firenze. Dei 3 embrioni prodotti, due erano malati e uno non di buone qualità. Non potevamo usarli".

Come avete reagito?
"Abbiamo pensato per la prima volta di andare all'estero, cosa che non avevamo mai preso in considerazione per ragioni economiche. Questa sentenza cambia tutto: potremo provare con un maggior numero di embrioni, magari congelandone alcuni, e avremo più possibilità di farcela. Sono felicissima, non sto nella pelle".

Si rende conto delle conseguenze per gli altri della vostra azione giudiziaria?
"Certo. Centinaia di coppie italiane nelle nostre condizioni da oggi hanno una speranza in più. E chi non si poteva permettere un viaggio verso una struttura in Spagna o in Grecia, avrà le stesse possibilità di fare un figlio grazie ad un centro pubblico italiano. Questa è democrazia".

Vi siete mai pentiti in questi mesi della strada che avete intrapreso?
"Abbiamo avuto molti dubbi, non sapevamo dove ci avrebbero condotto queste cause civili. Inoltre non pensavamo di farcela. E invece la Corte Costituzionale ha dimostrato ancora una volta autonomia e indipendenza. Un grazie va al nostro avvocato".

C'è chi parla di eugenetica riferendosi alla possibilità di scegliere tra un numero elevato di embrioni.
"Noi non cerchiamo di selezionare un figlio biondo e con gli occhi azzurri, noi vogliamo soltanto un figlio sano. Non è giusto che anche lui soffra di una patologia incurabile, da cui siamo stati colpiti io e altri miei parenti. Mi sembra una grande cattiveria accanirsi attraverso una legge su persone che hanno già seri problemi di salute. È come se ci avessero voluto penalizzarci una seconda volta. La Corte Costituzionale ci ha ridato la speranza".

da Mi manda Raitre 13-3-2009

Gasp
VIDEO - Ma quale Art’è?

L’amore per l’arte e la letteratura possono costare molto cari. E’ il caso di alcuni anziani signori, a volte non autosufficienti, tempestati di chiamate da parte di agenti di una nota azienda del settore e convinti a ingenti spese.
Guarda il video.
http://www.rai.tv/mpplaymedia/0,,RaiTre-Mimandaraitre%5E17%5E196902,00.html

Piccola nota, a margine, personale:
nel gennaio 2009 dopo avere mandato il curriculum e avere successivamente sostenuto un colloquio, sono stato scelto per partecipare al corso per ArtPromoter di FMR.
Durante il corso mi sono reso conto che avrei dovuto fare i conti con la mia coscienza proprio nei confronti di persone catturate da una emozione del momento e/o non ben consce di ciò che stavano comprando (sottoscrivendo).
La sera stessa in cui il corso è terminato (...sentendomi in colpa!) ho fatto capire al responsabile che non intendevo intraprendere quella attività.

A posteriori posso dire di avere fatto la scelta giusta per il mio modo di essere.

da Repubblica 16-3-2009

Angry
Report accusa Scapagnini: "Dilapidati i fondi post terremoto" Megaparcheggi mai ultimati, strade anti-tsunami ferme, scuole che crollano

Catania, 850 milioni di euro sprecati per opere mai finite


CATANIA - Che fine hanno fatto gli 850 milioni di euro, disposti nel 2002 dal governo Berlusconi per mettere in sicurezza la città di Catania dai rischi sismici e risolvere l'emergenza traffico? Una montagna di soldi che piovvero sul sindaco Umberto Scapagnini - medico del premier, la cui amministrazione ha portato il Comune a un passo dalla bancarotta - senza che dovesse passare dal consiglio comunale. Scapagnini fu nominato commissario dell'Ufficio speciale e il tesoretto poté essere speso "per cassa e non per competenza": in altre parole, senza alcuna rendicontazione. Sette anni dopo il bilancio è desolante. Gli 850 milioni sono stati spesi per costruire cinque megaparcheggi scambiatori: tutti abbandonati.

Il più grande, il parking Fontanarossa, attaccato all'aeroporto, appaltato al consorzio Uniter, è costato 13 milioni, dopo i 5 milioni 700 mila euro sborsati per espropriare il terreno: è fermo da anni. Temendo lo tsunami - lo tsunami! - fu realizzata in alternativa al lungomare un'ipotetica via di fuga, ma la strada, il viale De Gasperi, finisce sfortunatamente in un vicolo cieco. Le scale antincendio nelle scuole penzolano nel vuoto, le crepe nei muri mascherate da una passata di intonaco, com'è avvenuto alla scuola Brancati, sul punto di crollare. E le caserme, gli ospedali, i palazzi strategici della città più sismica d'Europa? Perché non sono stati messi a norma? Il destino incerto di questi 850 milioni - ma secondo una relazione del capo della Protezione civile Guido Bertolaso si tratterebbe di una cifra compresa tra 1,5 e 2 miliardi di euro: fondi avanzati dalla legge 433/1990 - è stato denunciato ieri sera da "Report", la trasmissione di Milena Gabanelli su Rai3, con un'inchiesta di Sigfrido Ranucci, "I Viceré".

Quando piove il Villaggio Goretti sembra il Canal Grande e gli abitanti lo circumnavigano in gondola con amaro fatalismo: "Semu consumati". Siamo rovinati. Si poteva sistemare con i fondi Fas, ma i 140 milioni concessi ad ottobre dal Cipe sono stati utilizzati per salvare il municipio dalla bancarotta. Un salvataggio che fa ancora piangere di rabbia i sindaci virtuosi.


Catania è una buona metafora del Mezzogiorno d'Italia. Benché sul lastrico, impazzita di traffico - i pochi vigili stanno al cellulare mentre tutt'intorno gli scooter transitano impuniti senza casco - sommersa da cumuli d'immondizia e con i cani randagi che percorrono indisturbati il centro storico, come denuncia un fotoservizio dell'onorevole Enzo Bianco, da sempre vota per Berlusconi. "Report" rivela che la società dedita alla riscossione dei tributi dell'acqua, la Sidra, vanta crediti con il Comune per 22 milioni di euro poiché le varie giunte si sono rifiutate per anni di riscuotere la tassa nei quartieri popolari, serbatoi di voti del centrodestra. La Sidra spende migliaia di euro per singolari sponsorizzazioni: il concorso di Miss Muretto, le feste dei zampognari di Lentini, castagne e ciondoli. "Ma lo volete capire che l'83 per cento della città non sta con voi" urla il sindaco Raffaele Stancanelli (An), durante un incontro con l'associazione Cittàinsieme, punta avanzata della società civile.

Stancanelli ha appena stanziato 553 mila euro per contribuire alla festa di Sant'Agata. Un miliardo di vecchie lire sono un mucchio di quattrini in un municipio che aveva accumulato debiti per quasi un miliardo di euro, le cui aziende partecipate lamentano passivi pari a 120 milioni di euro.

La mafia governa molti gangli vitali della città. Il 12 marzo è cominciato il processo al clan Santapaola, che sino al 2005 avrebbe controllato la rutilante festa di Sant'Agata per accrescere così il proprio prestigio. Nel circolo Sant'Agat la tessera numero uno era di Nino Santapaola, la numero due di un altro mafioso, Enzo Mangion. "Che significa? Sempre un cittadino catanese è?", commentano i devoti. I Santapaola e i Mangion sorreggono le reliquie, dirigono la processione dal cereo, come dimostrano le foto allegate agli atti del dibattimento.

Nel 2004 la candelora venne fatta fermare nei pressi dell'abitazione di Giuseppe Mangion, detto "U zu Pippu", scarcerato tre mesi prima dal carcere di Pisa. Esplosero fuochi d'artificio, spararono botti. Una città dove le regole del gioco sono truccate, denuncia la Gabanelli. Ogni tanto nel filmato fa capolino Scapagnini, affabile, suadente. "Berlusconi vivrà più di cent'anni in buone condizioni". Il premier, rivela una farmacista del centro, si rifornisce da loro. Lei prepara con le sue mani un farmaco miracoloso. A che serve, le chiede Ranucci con la telecamera nascosta: "Ha anche un'azione tipo endorfine che rasserena e poi potenzia anche il coso muscolare...".

da LaVoce.info 11-3-2009

Sad
LA FOGLIA DI FICO DEI NEMICI DEL REFERENDUM

I nostri calcoli sui risparmi possibili con un vero election day che accorpi elezioni europee, amministrative (là dove si terranno a giugno) e referendum sulla legge elettorale hanno raccolto vasta approvazione e messo in imbarazzo coloro che vorrebbero affossare il referendum. Tra questi ultimi, qualcuno ha pensato di salvarsi in corner con la proposta del referendum accorpato al ballottaggio delle amministrative. Ma la sostanza non cambia: si risparmierebbero solo 87 milioni anziché 400. Ecco i nostri nuovi calcoli.
Come già
anticipato su questo sito circa 400 milioni di euro potrebbero essere risparmiati  accorpando in un unico election day elezioni europee, amministrative (là dove si tengono) e referendum sulla legge elettorale. Di questi 400 milioni, 200 milioni di euro sono i costi variabili (forze di polizia, personale impiegato, ecc..) e 200 costi indiretti (costo per le famiglie, valore del tempo, ecc.). Inoltre abbiamo stimato in 115 milioni i costi “fissi” ineludibili quali la stampa delle schede e la loro spedizione sul territorio.

IL COSTO DEL REFERENDUM CON IL BALLOTTAGGIO

Anche a seguito della pubblicazione delle nostre stime, l’esecutivo sembra ora intenzionato a far tenere il referendum nella data fissata per i ballottaggi delle amministrative. Come mostriamo qui sotto questa scelta porterebbe a risparmiare solo 87 dei 400 milioni imposti dalla rinuncia all’election day. In altre parole, la rinuncia a far tenere il referendum assieme alle europee e al primo turno delle amministrative costerebbe comunque 313 milioni, tra costi diretti e indiretti. Vediamo qui sotto come si giunge a questa stima.

Costi diretti:
Il ballottaggio in Italia, in genere, coinvolge un terzo dell’elettorato potenziale. Prendendo, ad esempio, come riferimento le elezioni amministrative del 12/13 giugno 2004, su 63 province (e 44750 sezioni) coinvolte da elezioni a doppio turno, solo 21 (per 14287 sezioni) andarono al ballottaggio.
E’ dunque legittimo ipotizzare anche in questa tornata di amministrative solo 21 delle 63 province coinvolte, torneranno a votare a due settimane dal voto alle europee. Le altre 88 province italiane (81 per cento del totale) saranno chiamate a votare unicamente per il referendum. Quindi il costo del referendum di queste ultime è stimato in 162 milioni dei 200 milioni di euro totali (ai quali va sottratto 2,3 milioni di euro se si considerano i 17 comuni al di fuori delle province in questione e che con probabilità del 33% andranno al ballottaggio).  Sommati ai 115 milioni di costi fissi, otteniamo un costo totale diretto del referendum di circa 274 milioni di euro.

Costi indiretti:
Come detto, i costi indiretti ammontano ad altri 200 milioni di euro (spesa per le famiglie, valore del tempo, ecc..).
Gli elettori del ballottaggio sosterranno comunque i costi indiretti, con o senza referendum. Si tratta di 11,5 milioni di elettori, il 23% del corpo elettorale, per un costo di 46 milioni di euro. Quindi il costo indiretto per i restanti elettori obbligati ad andare a votare per il referendum è di 154 milioni di euro. 
Accorpare ballottaggio e referendum farebbe risparmiare appena
87 milioni di euro del costo totale di un referendum, contro un risparmio di 400 milioni nel tenere il referendum insieme alle elezioni europee.

da Corriere della sera 11-3-2009

Sad
RAPPORTO DI MEDICI SENZA FRONTIERE E ANALISI SULL'INFORMAZIONE DELL'OSSERVATORIO DI PAVIA
Gli angoli bui del mondo: le dieci crisi più gravi e dimenticate

Milioni di persone coinvolti ogni giorno. Ma sulle nostre tv queste notizie occupano solo il 6% del totale


MILANO - Centinaia di migliaia di persone fuggite in tutte le direzioni alla disperata ricerca di salvezza. Manca acqua, cibo e riparo; l’accesso all’assistenza sanitaria è praticamente inesistente. I
profughi trovano rifugio nei campi o presso delle famiglie, oppure si nascondono nella foresta dove sono alla mercè di qualsiasi gruppo armato. Solo poche organizzazioni umanitarie sono presenti in modo continuativo, vicino alla capitale della provincia. Non è un film, sono storie vere, che continuano ad accadere in diverse parti del mondo. Soprattutto in Africa. Quelle descritte sopra sono successe in Congo, solo pochi mesi fa, e la capitale delle provincia a cui di fa riferimento è quella di Goma. E' uno dei tanti angoli bui del mondo, spesso finiti in quelle condizioni proprio per le ingerenze del mondo occidentale, che però poi si dimentica di darne conto.
Quante e quali sono le aree di crisi nel mondo che in Italia i media, in particolare la tv, rappresentano poco - e spesso male - nel loro racconto della realtà? Quante emergenze finiscono nella spirale del silenzio? Quali sono invece più visibili? In quale misura? Dal 2004 l’Osservatorio di Pavia cerca di dare una risposta a queste domande nell’annuale analisi dell’informazione italiana sulle crisi, nell’ambito del progetto di Medici Senza Frontiere sulle emergenze umanitarie dimenticate. E ogni anno va peggio. La nostra società parla sempre più di sè stessa, ormai avvitata di fronte a un deformante specchio per cui ci sentiamo centro del mondo, senza esserlo. Lanciando emergenze e allarmi continui, ridicoli se confrontati per un attimo con quelli che esistono altrove. Ecco l'informazione in tv. Un anno di fame: 110 notizie, un inverno di influenza nel nostro paese: 121 notizie; un mese di colera in Zimbabwe: 12 notizie; un’estate di Briatore-Gregoraci: 33 notizie; un anno di stermini in Sudan: 53 notizie: tre mesi di caldo 81 notizie.

LE DIECI CRISI PIU' GRAVI DEL 2008 - L’ultimo rapporto di Msf elenca e descrive le dieci crisi umanitarie più gravi e ignorate nel 2008. Ecco l'elenco, non in ordine di importanza e ricordando che ce ne sono molte altre: la crisi sanitaria nello Zimbabwe; la catastrofe umanitaria in Somalia; la situazione sanitaria in Myanmar; i civili nella morsa della guerra nel Congo Orientale (RDC); la malnutrizione infantile; la situazione critica nella regione somala dell’Etiopia; i civili uccisi o in fuga nel Pakistan nordoccidentale; la violenza e la sofferenza in Sudan; i civili iracheni bisognosi di assistenza; gli effetti nei paesi poveri della diffusione della coinfezione HIV-TBC.

IL SILENZIO DELLA TV - L’analisi fatta dall’Osservatorio di Pavia delle principali edizioni (diurna e serale) dei telegiornali Rai e Mediaset confermano la tendenza riscontrata negli ultimi anni di un calo costante delle notizie sulle crisi umanitarie, che sono passate dal 10% del totale delle notizie nel 2006, all’8% nel 2007 fino al 6% (4901 notizie su un totale di 81360) nel 2008.

A MENO CHE NON CI SIANO ITALIANI - Infine, anche per il 2008 viene confermata la tendenza, da parte dei nostri media, di parlare di contesti di crisi soprattutto laddove riconducibili a eventi e / o personaggi italiani o comunque occidentali. Emblematici in questo senso sono la crisi in Somalia, a cui i Tg hanno dedicato 93 notizie (su 178 totali) che coinvolgevano uno o più nostri connazionali; la malnutrizione infantile, di cui si parla principalmente in occasione di vertici della FAO o del G8; il Sudan, cui si fa riferimento principalmente per iniziative di sensibilizzazione che vedono coinvolti testimonial famosi e per notizie circa l’inchiesta da parte della Corte Penale Internazionale per il presidente del Sudan.

LA CAMPAGNA DI MSF - Di fronte a questo stato di cose l'associazione di Medici senza frontiere, con il patrocinio della Federazione Nazionale Stampa Italiana (Fnsi), ha deciso di lanciare nei prossimi mesi la campagna "Adotta una Crisi Dimenticata” rivolta ai media italiani, alle università e alle scuole di giornalismo. Corriere.it ha dato la sua adesione.

da il Sole 24 Ore 10-3-2009

Embarrassed
Dalai Lama: la Cina ha portato l'inferno in Tibet

Il Dalai Lama ha accusato la Cina di aver portato «l'inferno sulla terra» nel suo tormentato Tibet e ha accusato Pechino, nel giorno in cui si compie il 50esimo anniversario della prima rivolta contro il regime, di aver causato la morte di «centinaia di migliaia» di suoi compatrioti.
In un atteso messaggio diffuso attraverso la sua pagina web, il leader spirituale tibetano ha ripercorso la storia recente del Tibet e ripetuto la sua richiesta di «un'autonomia legittima e significativa per il Tibet» (e non dunque l'indipendenza della Cina). Tenzin Gyatso, XIV Dalai Lama, ricorda che dopo l'occupazione il governo cinese ha portato a termine «una serie di campagne violente e repressive», che hanno imposto anche la legge marziale e più recentemente programmi di «rieducazione» che hanno causato una «profonda sofferenza» nella popolazione tibetana, che vive «nella paura costante». Il Dalai Lama si è detto certo che la causa del Tibet alla fine vincerà. «Dobbiamo guardare al futuro e lavorare per un mutuo beneficio. Noi tibetani vogliamo una legittima e significativa autonomia per vivere nel quadro della Repubblica Popolare cinese», ha dichiarato il leader spirituale tibetano in un discorso al tempio di Tsuglag Khang nella cittá indiana di Dharamasala, dove ha sede il governo tibetano in esilio. Nel suo discorso, il Dalai Lama ha ricordato i decenni di «sofferenze indicibili» provocate dal regime cinese con centinaia di migliaia di tibetani uccisi e centinaia di templi distrutti. Tuttavia, ha assicurato, «sia che guardiamo i fatti da una prospettiva globale o nel contesto cinese, vi sono per noi ragioni di sperare in una rapida soluzione della questione del Tibet». «Il fatto che la questione del Tibet sia viva e che la comunità internazionale se ne interessi in maniera crescente -ha sottolineato- è già un risultato. Da questo punto di vista non ho dubbi che la giustezza della causa del Tibet prevarrà, se continueremo a seguire il cammino della non violenza». La comunità tibetana in esilio in India ha in programma oggi numerose manifestazioni per ricordare la rivolta anticinese di 50 anni fa che portò alla fuga del Dalai Lama a Dharamsala. Pechino in risposta ha accusato il Dalai Lama di diffondere false voci sul Tibet. Il portavoce del governo cinese, Ma Zhaoxu, ha sostenuto che la «cricca del Dalai Lama diffonde menzogne e confonde il bianco col nero».

da LaVoce.info 7-3-2009

Laugh
VIDEO - Il ponte sullo stretto di Messina
Andrea Boitani sul ponte sullo stretto di Messina, TG1, Rai1 - 7 marzo

da Corriere della sera 6-03-2009

Angry Laugh
IL RELIGIOSO: «LA LEGGE DI DIO È SUPERIORE A QUALUNQUE LEGGE UMANA»
Brasile, bambina stuprata abortisce
Vescovo scomunica i medici: «Crimine»

La piccola di 9 anni violentata dal patrigno. Il Vaticano: «Bene Sobrinho, fatta scelta di morte: hanno peccato»


RECIFE (Brasile) - Scomunica: sentenza inappellabile della Chiesa cattolica brasiliana contro i medici che hanno fatto abortire una bambina di nove anni, stuprata dal patrigno e incinta di due gemelli. L’aborto, ha specificato José Cardoso Sobrinho, arcivescovo di Olinda e Recife, è un crimine agli occhi della Chiesa e la legge degli uomini non può sovrastare quella di Dio. Il patrigno ha ammesso che abusava della bambina da quando aveva 6 anni; alla piccola, ricoverata presso un ospedale di Recife, sono stati somministrati farmaci abortivi. A giudizio dei sanitari portare a termine la gravidanza avrebbe comportati gravi rischi per la salute della bambina e per la legge brasiliana, l’aborto è consentito in caso di stupro o di rischi per la vita della madre. La bambina, fanno notare i medici, rientrava in ambedue le categorie.

«LEGGE UMANA NON HA VALORE» - Ma l’arcivescovo, esponente dell’ala più integralista della Chiesa brasiliana, è andato all'attacco. «La legge di Dio è superiore a qualunque legge umana - ha proclamato -. Quindi se la legge umana, cioè una legge promulgata dagli uomini, è contraria alla legge di Dio, questa legge umana non ha alcun valore». Tutte le persone che hanno partecipato all'aborto, compresa la madre della bambina (ma non la piccola), sono state scomunicate. Una decisione condannata dal ministro della Salute José Gomes Temporao, che ha parlato di posizione «estremista e inopportuna»: «La questione è legale, la bambina è stata violentata. Il resto è opinione della Chiesa. Sono scioccato per la posizione radicale di questa religione che, nell'affermare a torto di voler difendere una vita, mette un'altra vita in pericolo» ha detto a un programma radiofonico.
VATICANO: «GIUSTO» - Sobrinho trova invece appoggio nel Vaticano. «È un tema molto, molto delicato ma la Chiesa non può mai tradire il suo annuncio, che è quello di difendere la vita dal concepimento fino al suo termine naturale, anche di fronte a un dramma umano così forte, come quello della violenza di una bimba» ha detto padre Gianfranco Grieco, capo ufficio del Pontificio Consiglio per la Famiglia -. L’annuncio della Chiesa è la difesa della vita e della famiglia, ognuno di noi deve porsi in un atteggiamento di grande rispetto della vita. L’aborto non è una soluzione, è una scorciatoia. La scomunica significa non potersi accostare anche al sacramento della comunione e se una persona è nel peccato e non si confessa, per la Chiesa non può fare la comunione. In questo caso i medici sono fortemente nel peccato perché sono persone attive nel portare avanti l’aborto, questa uccisione. Sono protagonisti di una scelta di morte». Intanto il patrigno è indagato per stupro.
UN ALTRO EPISODIO - Un’altra vicenda molto simile ha sollevato molte polemiche. A Irai, 480 chilometri da Porto Alegre, una bambina di 11 anni è al settimo mese di gravidanza, anche lei stuprata da un parente stretto con cui è cresciuta dopo l’abbandono della madre. Anche in questo caso la gravidanza è a rischio data l’età immatura. Sia la polizia che le autorità locali affermano che nessuno ha mai chiesto che fosse praticato un aborto: «Inerzia e disinformazione» deplora il quotidiano O Globo. La storia era nota e le autorità avrebbero dovuto agire d’ufficio, come prevede la legge.

da Repubblica 6-03-2009

Angry
La pensione in anticipo, l'auto blu, l'indennità che migliora la vita: radiografia del Palazzo. Dove tutto costa meno ed è più facile

Nel Belpaese dei privilegi quell'extra che rende diversi


di ANTONELLO CAPORALE
Sarà un anno orribile questo, l'ha garantito ieri Giulio Tremonti. La fila dei disoccupati agli angoli delle fabbriche misura oramai esattamente la distanza che separa la moltitudine, di ogni ceto, razza, lingua e religione, dagli eletti. Segno dei tempi è il ragù politico, il piatto di pasta servito alla buvette dei senatori il cui costo - collassato a un euro e cinquanta centesimi per deliberata e generosa scelta del gestore del catering - è stato fatto subito risalire dal presidente del Senato a un euro e ottanta, più in linea e rispettoso dei sentimenti dell'opinione pubblica.

C'è una parola, una sola, che pone alcuni lavori fuori dal comune, li innalza e li tonifica: il privilegio. L'extra che cambia il corso della busta paga, consola la vita anche quando è sul punto di finire. E produce quel miracolo che appunto si definisce privilegio, frutto del diritto che cambia natura.

Tutto ha un prezzo. Il silenzio, per esempio. Stare zitti è una fatica e ha il giusto costo. E morire, oltre al dolore inconsolabile, comporta una serie infinita di pratiche e di cerimonie che vanno obbligatoriamente fatturate. L'Iva, la maledetta Iva.

Il premio alla carriera. Una questione a parte, senza volere entrare nel merito del tema che qui lambisce la terra e il cielo, è il pacchetto dei premi fine vita. Apriamo parentesi. Prima della morte, ma forse più dolorosa di essa, c'è la fine della carriera politica, la fine dei sogni e della gloria. Il politico che lascia ottiene un vitalizio. Lo dice la parola stessa: il vitalizio non è la pensione e quindi lo si può raccogliere, a certe condizioni, anche da giovani. E' qualcosa di diverso e, stando all'etimo, sicuramente di vitale.


Antonio Martusciello a soli 46 anni ha lasciato Montecitorio. Per quattordici anni di fila ha servito le Istituzioni e Forza Italia. Se riscatta quattro anni di contributi può godere di un vitalizio formidabile: 7.958 euro (lordi) mensili. E il 49enne Alfonso Pecoraro Scanio, 16 anni trascorsi a Montecitorio, con un minimo riscatto raggiunge il traguardo degli 8.836 euro (lordi) in tasca, senza temere i nuovi ricalcoli pensionistici, il famigerato scalone, espressione che indica ancora lavoro e ancora per tanti anni per i sessantenni.

Oltre al vitalizio, conquistato calcando la scena, a fine carriera si aggiunge un affidamento in danaro a titolo di "solidarietà" o di "reinserimento sociale". L'assegno è pari all'80 per cento dell'indennità per il numero degli anni in cui ha frequentato il Potere. Ti hanno cacciato dal Parlamento e ora? L'anziano Armando Cossutta ha ottenuto 345.600 euro, per esempio. Il più giovane Clemente Mastella 307.328 euro. Proprio Mastella, causa licenziamento, ha raccolto il dovuto: vitalizio (9600 euro lordi mensili) e assegno di solidarietà. Ma il reinserimento sociale non è riuscito, Clemente ha vagato meno di un anno e sta per tornare nel punto esatto da dove era partito.

L'indennità funeraria. Trombato e premiato perciò. L'indennità, e qui entriamo in una speciale categoria, accompagna la vita del vivo e permette di dare sollievo ai familiari qualora il de cuius abbia davvero deciso di smettere e per sempre. In Veneto si chiamava indennità funeraria. In Sicilia, forse per non dare nell'occhio, la tipologia si è classificata più proletariamente come "sussidio di lutto". Così, il deputato palermitano Giovanni Ardizzone non ha fatto mistero di aver avuto una qualche perplessità anche di natura scaramantica allorché, nel corso del suo mandato di questore dell'Assemblea siciliana, si è trovato a firmare un paio di provvedimenti che erogavano "sussidi di lutto". E ha scoperto, dopo aver chiesto delucidazioni, che nella ricca e antica collezione di decreti del consiglio di presidenza dell'Ars c'è un atto che concede una somma fino a 5 mila euro per le spese relative a funerali di deputati in carica o cessati dal mandato. Soldi ovviamente destinati alle famiglie del caro onorevole estinto. Se l'è cavata magnificamente Ardizzone: "Cosa dire? Noi parlamentari siamo previdenti: pensiamo al nostro futuro. Anche dopo la morte".

Nel 2007 per i "sussidi di lutto" in Sicilia sono stati spesi 36.151 euro. In Veneto non si sa, ma il presidente del consiglio regionale, il leghista Marino Finozzi, interrogato sul triste tema del trapasso, ebbe come un sobbalzo e sinceramente rispose: "Io penso che un contributo pubblico alle spese di funerale per una persona che ha speso 10, 15 o più anni della vita per servire le istituzioni e i cittadini non sia un grande scandalo".

Tocchiamo ferro e badiamo al presente. È un'ora grave, la recessione economica sta travolgendo consuetudini quasi secolari: il Quirinale ha detto addio a 37 corazzieri (da 260 passeranno a 223) le senatrici hanno visto abolito il loro assegno per il parrucchiere, un bonus mensile di 150 euro. "Sono ancora piccole cose", hanno scritto i senatori questori. Piccole ma che danno il segno di un'era nuova, e dei sacrifici che attendono davvero tutti.

La corsia preferenziale. Le piccole cose si fanno poi grandi col crescere delle responsabilità. Conoscete un privilegio più tondo ed esibito di una guida contromano? Il comune di Palermo ha deliberato che i politici, di ogni risma e colore, debbano essere agevolati nel loro movimento. Viaggeranno in corsia preferenziale, ridurranno a una legittima concessione contromano l'attesa di far presto e bene. Ogni cosa al suo posto e ogni responsabilità al livello che merita. Il 22 agosto scorso una circolare di palazzo Chigi ha riclassificato le urgenze e le potestà mutando nel profondo le condizioni del passaggio aereo di Stato. Romano Prodi aveva incautamente ristretto il numero dei beneficiati obbligando persino fior fiore di ministri a giustificare la propria richiesta di volare alto e bene. Silvio Berlusconi ha ricondotto la spesa nei suoi limiti fisiologici: qualche milione di euro in più si spenderà, e però vuoi mettere la resa? Efficienza e velocità per tutti. Quindi tutti imbarcati: premier e consiglieri, ministri e viceministri, persino sottosegretari. Quando e come chiedono, facendo attenzione solo alle coincidenze.

Il costo del silenzio. Bisogna capirsi - e una volta per tutte - dove finisce il privilegio e dove inizia il dovere. L'obbligo per esempio di tenere la bocca cucita. Quando i capi dei servizi segreti Emilio Del Mese, Niccolò Pollari e Mario Mori hanno lasciato il comando, l'Espresso - curioso - fece due conti sulla liquidazione straordinaria che avrebbero ricevuto: la fissò in un milione e ottocentomila euro. Tra le tante voci che avrebbero prodotto una pensione da favola (circa 31 mila euro lordi al mese) per una carriera quarantennale davvero straordinaria bisognò tener conto anche del tributo a una vita pericolosa e soprattutto silenziosa. Allo stipendio si aggiunge infatti, per chi opera nei servizi, un'indennità particolare di funzione che, tra gli addetti, viene definita "indennità di silenzio" e quasi raddoppia l'emolumento base. Voce che poi, alla fine della carriera, viene conteggiata per la quiescenza. Silenzio d'oro, compenso perpetuo. Ma è un trattamento riservato unicamente ai capi. I sottoposti, al momento della pensione, non si portano dietro quella ricca indennità.

Questi tempi moderni hanno anche impresso un'autentica accelerazione allo scambio di idee e di proposte. Con internet tutto si è fatto non solo più semplice ma straordinariamente veloce. E sia il Senato che la Camera consegnano a ciascun eletto, ad ogni inizio di legislatura, hardware e software necessari. Il parlamentare riceve il suo computer (che a fine mandato conserveràWinking in modo che ovunque si trovi, ovunque, sia nella condizione di lavorare. Qualche mese fa la signora Anna, disperata, (tre figli minorenni e senza lavoro) ha scritto una mail a tutti i parlamentari e ha invocato aiuto. Anna non esisteva e la sua disperazione era finta. Era un modo per testare l'apparato tecnologico in dotazione. Dal momento dell'invio al momento della lettura della mail sono trascorse in media due settimane. Il 42 per cento dei senatori aveva però e purtroppo la casella di posta piena. Alla signora Anna hanno alla fine risposto in 26 che, su 994 destinatari, rappresenta il 2,7 per cento. Non male.

Auto blu e super autista. A ciascuno il suo e ad alcuni autisti, per esempio, una retribuzione maiuscola, calcolata sul giusto: il rischio, la velocità, la fatica di guidare anche di notte. Di pochi giorni fa la notizia che la Camera dei deputati ha riconosciuto, dopo una annosa vertenza, il secondo livello retributivo ai suoi autisti. Porterà a 10.164 euro la retribuzione mensile lorda (dopo 35 anni di lavoro) a chi conduce l'auto blu. Più di quattromila euro netti al mese. Tre autisti dell'Atac ci vogliono per farne uno della Camera. Ma il Parlamento è un mondo a parte, non fa testo. Un bravo barbiere, se riesce a imboccare il portone di Montecitorio, supera in progressione e di molto lo stipendio di un magistrato d'appello (fermo a 98mila euro l'anno), e un operaio specializzato (tubista, elettricista) se ha la ventura di lavorare alla Camera è sicuramente nella condizione di raggiungere e superare lo stipendio di un professore universitario, persino di un cattedratico barone. Alla Camera ogni cosa ha costi elevatissimi, e persino le spese minute diventano mostruose: l'anno scorso 650 mila euro sono volati via proprio per la minutaglia, le spese vagabonde. Ma lì anche gli appendiabiti e chissà quale altro accessorio dei guardaroba (giacché le guardarobiere sono pagate a parte) sono valsi nell'ultimo bilancio un accantonamento monstre: 205 mila euro. Disse Goffredo Bettini, al momento di metter piede a Montecitorio: "Mio padre mi ha lasciato ricco. Sono diventato assai meno ricco quando per anni, come segretario del Pci di Roma non ho preso lo stipendio. Tuttavia il mio partito mi ha restituito i privilegi eleggendomi prima alla Regione e poi in Parlamento". Privilegiato, esatto. Tra le cento carezze parlamentari anche una voce destinata alla lingua, a parlar bene e a farsi intendere meglio. Per la formazione linguistica ai deputati investiti nel 2008 900mila euro. In Parlamento si parla, nevvero?

da MicroMega 25-2-2009

Winking
Testamento biologico -
Lettera aperta all’onorevole Franceschini

Umberto Veronesi, Andrea Camilleri, Stefano Rodotà, Paolo Flores d'Arcais: Gli emendamenti del Pd sulla legge "fine-vita" non sono una mediazione, sono una resa.


Stimato onorevole Franceschini,
appena eletto segretario del Partito democratico, lei ha fatto riferimento alla laicità come valore irrinunciabile del suo partito, in quanto valore irrinunciabile della carta costituzionale. Il banco di prova della coerenza pratica rispetto a questa affermazione è costituito dall’atteggiamento che il suo partito assumerà nella discussione sulla legge cosiddetta “fine-vita”.
Laicità significa che nessuna convinzione religiosa o morale viene imposta per legge da un gruppo di persone, per quanto ampio, alla totalità dei cittadini. E questo vale più che mai per quanto riguarda ciò che è più proprio di ciascuno, che fa anzi tutt’uno con la propria esistenza, la sua stessa vita, e la parte finale di essa.
E infatti la Costituzione della Repubblica nel suo articolo 32, e la convenzione di Oviedo ratificata dall’Italia, la legge sul servizio sanitario nazionale, e numerose e univoche sentenze della Cassazione negli ultimi anni, stabiliscono in modo tassativo che nessun cittadino può essere sottomesso a “interventi nel campo della salute” senza il suo consenso (debitamente informato) e che tale consenso può essere ritirato in qualsiasi momento. La convenzione di Oviedo evita ogni distinzione tra “cure” e altri interventi (“di sostegno vitale”, ecc.) proprio perché non si possa giocare sulle parole e violare così il diritto del paziente di rifiutare qualsiasi trattamento medico e/o ospedaliero (tranne che per gli eccezionali motivi di sicurezza pubblica: epidemie, vaccini e simili).
Sulla propria vita, insomma, può decidere solo chi la vive, e nessun altro. Questo l’abc della laicità che l’Europa tutta ha adottato in campo medico, confermando l’essenzialità del consenso informato nell’articolo 3 della carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.
Il disegno di legge Calabrò distrugge tale diritto. All’art. 2, comma 2 dice infatti: “L'attività medica, in quanto esclusivamente finalizzata alla tutela della vita e della salute, nonché all'alleviamento della sofferenza non può in nessun caso essere orientata al prodursi o consentirsi della morte del paziente, attraverso la non attivazione o disattivazione di trattamenti sanitari ordinari e proporzionati alla salvaguardia della sua vita o della sua salute, da cui in scienza e coscienza si possa fondatamente attendere un beneficio per il paziente”.
Il che significa che Piergiorgio Welby non potrebbe far disattivare il respiratore artificiale, e che Luca Coscioni non avrebbe potuto rifiutare la tracheotomia, e che l’amputazione di un arto che va in gangrena diventerebbe coatto, e così la trasfusione di sangue anche a chi la rifiuta per motivi religiosi (tutti rifiuti garantiti oggi dalla legge e più volte applicati fino al “prodursi della morte del paziente&rdquoWinking.
Non basta. L’articolo 5 comma 6 stabilisce che “Alimentazione ed idratazione, nelle diverse forme in cui la scienza e la tecnica possono fornirle al paziente, sono forme di sostegno vitale e fisiologicamente finalizzate ad alleviare le sofferenze e non possono formare oggetto di Dichiarazione Anticipata di Trattamento”. In tal modo il cosiddetto testamento biologico diventa una beffa. Qualsiasi cosa abbia stabilito il cittadino, davanti a un notaio e reiterando le sue volontà ogni tre anni, il sondino gli sarà messo in gola a forza. I medici delle cure palliative hanno del resto spiegato drammaticamente che alimentazione e idratazione non alleviano ma moltiplicano e intensificano le sofferenze nei malati terminali. Queste sofferenze aggiuntive, che è difficile non definire torture in malati in quelle condizioni, diventano con questa legge obbligatorie.
E’ evidente il carattere anticostituzionale di tale legge, ma anche il suo carattere semplicemente disumano. Purtroppo gli emendamenti proposti dal suo partito (primo firmatario Anna Finocchiaro) lasciano intatta la violenza dell’articolo 2 comma 2, e aprono solo un modesto spiraglio rispetto a quella dell’articolo 5 comma 6. Non parliamo della cosiddetta “mediazione” di Rutelli, praticamente indistinguibile dal disegno di legge della maggioranza, e che non a caso è stata benevolmente accolta dall’on. Quagliariello.
Il Partito democratico aveva il suo progetto di legge da anni, e con tale programma andò alle elezioni che portarono al secondo governo Prodi: la legge firmata da Ignazio Marino. Ogni passo indietro rispetto a tale proposta sarebbe una rinuncia pura e semplice ai diritti elementari sanciti dalla Costituzione, dalla convenzione di Oviedo, dalle sentenze della Cassazione.
Abbiamo letto che il suo partito sarebbe comunque orientato a dare ai suoi parlamentari “libertà di coscienza” al momento del voto. Ci sembra che tale atteggiamento sia frutto di un fraintendimento molto grave.
Se venisse presentato un disegno di legge che stabilisce la religione cattolica come religione di Stato, proibisce il culto ai protestanti valdesi e obbliga gli ebrei a battezzare i propri figli, sarebbe pensabile - per un partito politico che prenda sul serio la Costituzione - lasciare i propri parlamentari liberi di “votare secondo coscienza”, a favore, contro, astenendosi? O non sarebbe un elementare dovere, vincolante, opporsi a una legge tanto liberticida?
La legge ora in discussione sulle volontà di fine vita è, se possibile, ancora più liberticida (e disumana) di quella sopra evocata. Non costringe al battesimo forzato, costringe al sondino forzato, al respiratore forzato, a qualsiasi accanimento che prolunghi artificialmente una vita che, per la persona che la vive, non è più vita ma solo tortura. Peggiore quindi della morte.
In ogni caso la libertà di coscienza del parlamentare non può essere invocata per violare e cancellare la libertà di coscienza delle persone.
Siamo certi perciò che nulla di tutto questo accadrà, e che in coerenza con il valore della laicità da lei riaffermato, il Partito democratico non tollererà scelte che violino, opprimano e vanifichino l’elementare diritto di ciascuno sulla propria vita.

Andrea Camilleri
Paolo Flores d’Arcais
Stefano Rodotà
Umberto Veronesi


(25 febbraio 2009)

da Corriere della sera 25-2-2009

Angry Laugh Gasp
I genitori contro la presentatrice che ha un braccio solo

Lettere di protesta dopo che la Bbc ha affidato un programma per i bimbi a Cerrie Burnell

LONDRA - Si chiama Cerrie Burnell, ha 29 anni e, con in tasca il diploma di una celebre scuola per aspiranti attori, ha tutte le credenziali in ordine per sfondare nel mondo televisione. In più è carina e simpatica. Perché allora non assumerla come punto di partenza per presentare un seguitissimo programma per bambini? Il ragionamento della Bbc, che ha preso Burnell per il canale CBeebies, indirizzato ai piccoli sotto i sei anni, non fa una piega, ma il problema, per alcuni, c'è: Cerrie è nata con un braccio solo. Un handicap che a lei non fa alcun effetto - tanto che ha scelto sin da piccola di non utilizzare una protesi (''nel mio caso sarebbe stata completamente inutile, non mi aiutava per niente'') - ma che ha provocato l'indignazione di diversi genitori.
MESSAGGI - «Mia figlia ha solo due anni eppure ha notato subito che alla presentatrice mancava un braccio, è preoccupatissima, mi chiede di continuo se le fa male»', ha scritto una madre al sito della Bbc. «Mio figlio adesso ha gli incubi», scrive un altro genitore, mentre c'è chi lamenta di essere stato costretto a trattare temi, come l'handicap, non adeguati all'età della prole. IL CANALE - Naturalmente Cerrie, lei stessa madre di una bambina di quattro mesi, è rimasta malissimo e ha sottolineato che se questa è la reazione vuol dire che sul piccolo schermo c'è bisogno di gente come lei, che l'handicap non può essere un tabù e che non è mai troppo presto per insegnare ai figli ad accettare chi è diverso. Michael Carrington, a capo del canale CBeebies, si è schierato fermamente dalla parte della sua presentatrice sottolineando che '«Cerrie ha una personalità calda e affabile e che con il tempo tutte le mamme, i papà e i bambini le si affezioneranno».

da Repubblica 14-1-2009

Embarrassed
Prodi, sondaggi e politica deteriorata.

"Troppa mistificazione, è ora di reagire"
"Screditamento dell'avversario". "Martellamento dei media". "Stordimento" dei cittadini. "Indagini demoscopiche e opinion polls" per dimostrare che le parole-armi hanno "prodotto effetti devastanti sugli avversari". Tutto per rendere " incomprensibile la realtà e difficile distinguerla dalla mistificazione".
Ecco come si fa politica, oggi. Mettendo "addirittura a rischio la vita della democrazia".